La Privatizzazione dell’acqua.

Cui Prodest?

 

Con l’entrata in vigore della Legge 20 novembre 2009, n. 166, recante "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee. (09G0180)", votata il 4 novembre 2009 dal nostro Parlamento, sulla base del voto di fiducia posto dal Governo di centrodestra, sarà sempre più difficile per i nostri Comuni sottrarsi alle logiche finanziarie dei poteri forti, mentre aumenteranno a dismisura i profitti realizzati dalle multinazionali interessate al bussines.

Ad onor del vero il PD ha proposto, nella persona del senatore Bubbico, un emendamento “compromesso” con il quale l’acqua deve essere sì gestita dai privati, ma la proprietà deve rimanere pubblica.

L’emendamento che prevede l’affidamento della gestione dei servizi idrici locali ai privati, è il 15.504 e vede come accennato la firma del senatore piddino Filippo Bubbico.

Malgrado Bubbico in Senato abbia osannato il successo del Pd nella firma del ddl, sostenendo: “Grazie a un emendamento del Pd è stata scongiurata la privatizzazione dell’acqua, bene indispensabile, di primaria importanza per tutti i cittadini”, leggendo lo stesso emendamento si scopre la “truffa”.

15.504. - Tutte le forme di affidamento della gestione del servizio idrico integrato [...] devono avvenire nel rispetto dei principi di autonomia gestionale del soggetto gestore e di piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche, il cui governo spetta esclusivamente alle istituzioni pubbliche [...]”.

Tutto ciò, in soldoni, vuol dire: servizio autonomo affidato ai privati e proprietà pubblica dell'acqua.

L'emendamento 15.504, un provvedimento quindi di privatizzazione dei servizi pubblici, avallato dal Pd, è stato respinto solo dall'Italia dei Valori e da tre senatori del Partito Democratico (Marinaro, Zanda e Nerozzi), voti favorevoli di UDC, PDL, Lega Nord e PD, in questa "originale coalizione istituzionale" fautrice del nuovo principio:

l'acqua è un bene da privatizzare.”

 

I PARTITI HANNO CONSAPEVOLMENTE RESO

L’ACQUA UN BENE PRIVATO!!!

 

PDL E PD: LE DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA!!!

 

Del resto il PD è sempre stato favorevole alla privatizzazione dell’acqua, ed un rappresentativo esempio è costituito dalla regione Toscana, amministrata storicamente da Giunte di centrosinistra (??? Ma di quale sinistra!!!), dove già da vari anni la gestione politica e amministrativa delle acque è basata sui criteri contemplati dall’attuale Decreto Legge, per cui probabilmente le misure che ne deriveranno dall’attuazione del medesimo, non provocheranno sostanziali variazioni sul regime tariffario a carico dei cittadini di questa bellissima regione.

 Per rispetto dell’onestà intellettuale nostra e dei cittadini, ci è sembrato doveroso segnalare questo dato di fatto!

 

Il Decreto Legge n° 135/2009, c.d. “decreto Ronchi”, sostanzialmente prevede la possibilità di due regimi:

  1. il primo tipicamente rientrante tout-court nelle logiche iperliberiste, consiste nell’affidare completamente la gestione degli acquedotti a società private sulla base di una gara di appalto alle condizioni più vantaggiose;

  2.  il secondo consiste nell’affidamento della gestione degli acquedotti a società di proprietà dei Comuni, a condizione che le medesime siano affiancate da partner privati scelti tramite gara di appalto, e che la quota di partecipazione a tali società non sia inferiore al 40%. Inoltre al privato la legge affida i compiti esecutivi.

 L’analisi del provvedimento in esame, evidenzia due aspetti fondamentali: da un lato risulta che una quota societaria di proprietà pubblica in qualche misura è ancora garantita e presente, ma nel contempo prevale l’affermazione della logica del profitto dal punto di vista gestionale.

È evidente che la logica di mercato ignora i diritti sociali dei cittadini, anzi gli investimenti verranno inevitabilmente scaricati sul regime tariffario.

Infatti l’allarme lanciato dalle associazioni dei consumatori prevede un aumento medio delle tariffe di circa il 30%!

È doveroso ricordare che in Toscana l’acquedotto dell’ATO2 (area pisana) è gestito da un consorzio di Comuni “Acque SpA” per una quota societaria pubblica pari al 55%, mentre il rimanente 45% è nelle mani di una società privata che si chiama ABAB “Acque Blu Arno Basso”, all’interno della quale troviamo la partecipazione dell’ACEA, del Monte Paschi di Siena e del gruppo Caltagirone.

L’acqua è un bene naturale universale, e non deve entrare nella logica della domanda e dell’offerta.

Il predetto concetto è stato peraltro sancito durante il IV Forum mondiale sull’acqua nella Risoluzione europea 15 marzo 2006, che al paragrafo 1 dichiara: “l’acqua è un bene comune dell’umanità e come tale l’accesso all’acqua costituisce un diritto fondamentale della persona umana; chiede che siano esplicati tutti gli sforzi necessari a garantire l’accesso all’acqua alle popolazioni più povere entro il 2015 .

Preso atto dell’assenza di rappresentatività politica di tutto l’arco parlamentare in merito alla tutela dei diritti sociali degli strati popolari, l’unica strada percorribile è rappresentata dalla costituzione di un movimento a-partitico di cittadini che attraverso una sorta di  “manifesto dell’acqua” dichiari tutto il patrimonio acquedottistico demanio pubblico inalienabile.

Tramite gli strumenti offerti dal vigente quadro normativo, come ad esempio l’istituto della petizione popolare, il Movimento Politico Capena Anno Zero sostiene la campagna popolare a favore del diritto di accesso all’acqua!

L’acqua è un diritto per tutti i cittadini, compresi quelli di Colle del Fagiano!